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IL PUNTO G: MITO E REALTÀ. MA ESISTE O NO?

16 aprile 2018

In quest’articolo parleremo del mitico Punto G, delle recenti ricerche sul piacere e dei nuovi mondi da esplorare nel fantastico universo della sessualità femminile.

Anni e anni di ricerca sul campo, pardon, nella stanza da letto, per scoprire che, alla fine dei conti, il fatidico punto G non esiste.

Avete capito bene, non c’è bisogno di ripeterlo.

Almeno, così è quanto afferma un recente studio scientifico elaborato da alcuni ricercatori dell’Ospedale Austin, a Melbourne, che sembra smentire la teoria elaborata dal ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg, che per primo ne propose la sua esistenza, nel 1950, individuando un punto preciso del culmine del piacere femminile: il mitico Punto G.

 

E adesso come la mettiamo col mitico Punto G?

Procediamo con calma. La notizia sul Punto G potrebbe creare qualche turbamento.

Allora, questi studiosi, dopo aver esaminato i corpi di 13 donne, sono arrivati alla conclusione che trattasi di un mito, il Santo Graal dell’orgasmo.

Però, prima che i maschietti si mettano il cuore in pace, dicendo alla compagna un assolutivo “te l’avevo detto che non era colpa mia”, bisogna ricordare alcune cose.

Quattro anni fa ad esempio, una ricerca portata avanti da un team di studiosi italiani dell’Università Tor Vergata di Roma insieme ad alcuni colleghi francesi e messicani, e pubblicata su Nature Review Urology, aveva stabilito una cosa importante.

 

 

La ricerca di Tor Vergata.

Questa ricerca aveva sancito che non esiste un vero e proprio punto sensibile in una donna, un Punto G, un bottone del piacere che, se sollecitato, regali esperienze paradisiache all’universo femminile.

Nient’affatto.

In realtà, l’area d’interesse è molto più estesa, variabile e complessa, e cambia da donna a donna (spesso, anche in funzione del ciclo ormonale) tanto da poter essere tracciata come una mappa intima.

 

Cos’è la Zona CUV?

Questa mappa intima è stata ribattezzata come Zona Cuv (costituita del complesso clitoro-uretro-vaginale), anche per rappresentare come agli orgasmi femminili concorrano vari soggetti: tessuti, ghiandole, muscoli e utero. Diversità è, dunque, la parola giusta.

Uomini e donne non sono uguali.

Analizzando l’anatomia genitale si può sostenere che mentre gli uomini, bene o male, appaiono sostanzialmente uguali, le donne, invece, sono ben differenti, molto più complesse. Senza trascurare l’aspetto affettivo e il cervello che entrano a far parte di questo meccanismo, contribuendo al piacere femminile.

 

Insomma, signori maschi, per venirvi incontro, abbiamo ampliato anche la zona sensibile. Adesso direi che non avete davvero più scuse.

PS. Per una buona attività sessuale, occorre allenamento. Leggete qui